Il problema MVP: perché il minimum viable product uccide l’agilità

“Abbiamo fatto un MVP perfetto, ma i clienti non lo usano.” Questa frase mi risuona nella mente ogni volta che un team mi contatta frustrato dal fallimento del loro Minimum Viable Product. Se anche tu hai vissuto questa esperienza, non sei sol*.

Il problema MVP è diventato epidemico nel mondo dello sviluppo agile. Quello che doveva essere uno strumento di apprendimento rapido si è trasformato in un ostacolo all’innovazione, una scusa per rilasciare prodotti incompleti che deludono utenti e team.

In questo articolo esploreremo come l’MVP tradizionale stia sabotando la vera agilità e perché molti team, pur credendo di essere agili, stanno in realtà rallentando la loro capacità di innovare.

La crisi silenziosa dell’MVP

I sintomi che ogni team riconosce

Riconosci questi segnali nel tuo team?

“Non abbiamo tempo per la qualità”

  • Rilasci di versioni “minime” che frustino gli utenti
  • Feedback negativo costante sui prodotti rilasciati
  • Debito tecnico che si accumula Sprint dopo Sprint
  • “I clienti non capiscono la nostra visione”
  • Utenti che abbandonano il prodotto dopo il primo utilizzo

“Stiamo iterando, ma non miglioriamo”

  • Cicli di sviluppo che si ripetono senza apprendimento reale
  • Decisioni basate su opinioni invece che su evidenze
  • Sensazione di “correre in cerchio” senza progredire

Come evidenziato nell’articolo Scrum: performance e risultato, distinguere tra attività e valore reale è fondamentale per evitare questi pattern distruttivi.

Ascolta l’episodio del podcast dove approfondiamo questi temi:

🎧 Episodio consigliato: “Scrum: Performance e Risultato [E35]” – 23 minuti di approfondimento su come distinguere tra performance e risultati reali nello sviluppo prodotto.

Le statistiche che fanno riflettere

I dati parlano chiaro sulla crisi dell’MVP:

  • 70% dei prodotti digitali fallisce nel primo anno (Startup Genome Report)
  • 64% delle nuove funzionalità non viene utilizzata regolarmente (Jim Johnson, Standish Group)
  • 42% delle startup fallisce per mancanza di market fit, spesso dovuto a criticità dei Minimum Viable Product mal validati (Startup Genome Report)

Come evidenziato nell’articolo 5 esempi di prodotti falliti: lezioni sulla validazione del prodotto, anche aziende consolidate come Google e Amazon hanno imparato a loro spese i costi di un approccio MVP superficiale.

Cos’è davvero l’MVP (e cosa è diventato)

La definizione originale: un esperimento di apprendimento

Eric Ries definì l’MVP come: “La versione di un nuovo prodotto che consente a un team di raccogliere la massima quantità di apprendimento validato sui clienti con il minimo sforzo.”

Nota le parole chiave:

  • Apprendimento validato: non solo dati, ma insight actionable
  • Massima quantità: l’obiettivo è l’apprendimento, non il risparmio
  • Minimo sforzo: efficienza nell’esperimento, non necessariamente nel prodotto

La distorsione moderna: “Less Is More”

Oggi l’MVP viene spesso interpretato come:

“Versione ridotta del prodotto finale”

  • Lista di funzionalità tagliate arbitrariamente
  • Timeline compressa per “andare sul mercato velocemente”
  • Qualità sacrificata per la velocità

“Scusa per rilasciare presto”

  • Pressione del management per mostrare il progresso
  • Metriche di successo basate su rilasci, non su valore
  • Mancanza di pianificazione dell’apprendimento

Come approfondito nell’articolo Scrum non è una metodologia, l’applicazione meccanica di framework agili senza comprensione dei principi sottostanti porta spesso a questi problemi.

Il divario tra teoria e pratica

Teoria dell’MVP: Build → Measure → Learn → Iterate

  • Ipotesi chiare da testare
  • Criterio di successo definiti
  • Pivot rapido quando necessario

Pratica Comune: Build → Release → Hope → Add Features

  • Assunzioni nascoste mai testate
  • Metriche vanity come unico successo
  • Persistenza nonostante evidenze negative

I 5 modi in cui l’MVP uccide l’agilità

1. Focus sul “minimum” invece che sul “viable”

Il problema più grave dell’approccio MVP moderno è l’ossessione per il “minimo” a scapito del “viable” (utilizzabile/funzionante).

Come si manifesta:

  • Prodotti che tecnicamente funzionano ma non risolvono problemi reali
  • User experience compromessa per risparmiare tempo di sviluppo
  • Funzionalità talmente limitate da non permettere valutazioni significative

Esempio concreto: un’app di food delivery rilascia un MVP che permette solo di visualizzare i ristoranti, senza possibilità di ordinare. Tecnicamente è “minimo”, ma non è “viable” per testare il business model.

L’Impatto sull’agilità:

  • Feedback negativi che non riflettono il potenziale reale del prodotto
  • Perdita di fiducia degli stakeholder
  • Necessità di “convincere” gli utenti invece di ascoltarli

2. Mancanza di strategia di apprendimento

La vera agilità richiede cicli rapidi di apprendimento validato. L’MVP tradizionale spesso salta questa parte cruciale.

Sintomi di mancanza di strategia:

  • Nessuna ipotesi chiara prima del rilascio
  • Metriche di vanità (download, registrazioni) invece di insight
  • Decisioni future basate su “sentiment” invece che su dati

Esempio di fallimento: una startup SaaS rilascia un MVP, ottiene 1000 registrazioni in un mese e dichiara successo. Ma non ha mai definito cosa significasse “validare il problem-fit” o come misurare il valore percepito dagli utenti.

Come evidenziato nell’articolo Oltre le feature: 5 modi per validare il valore del tuo prodotto, l’apprendimento strutturato richiede metodologie specifiche e metriche orientate agli outcome.

🎧 Episodio consigliato: “5 Livelli di Feedback in Scrum [E41]” – Scopri come strutturare cicli di feedback efficaci per un apprendimento validato.

3. Waterfall mascherato da agile

L’MVP viene spesso utilizzato come una “fase” del waterfall, non come parte di un processo empirico continuo.

Come riconoscere il waterfall mascherato:

Pianificazione rigida:

  • “Prima facciamo l’MVP, poi la versione 2.0”
  • Roadmap dettagliate pianificate mesi in anticipo
  • Scope dell’MVP definito completamente all’inizio

Mancanza di iterazione vera:

  • Un solo ciclo di feedback prima di passare alla “versione completa”
  • Ignorare gli input degli utenti se non si allineano con la visione
  • Timeline fisse indipendentemente da ciò che si apprende

Esempio pratico: un team pianifica un MVP di 3 mesi seguito da una “versione enterprise” di 6 mesi. Quando l’MVP rivela che gli utenti hanno bisogni completamente diversi, il team continua comunque con il piano originale perché “abbiamo già investito troppo”.

4. Disallineamento con i valori agili

L’uso meccanico dell’MVP spesso viola i principi fondamentali del Manifesto Agile.

Violazione di “Individui e Interazioni”:

  • Focus eccessivo sul processo Build-Measure-Learn
  • Ridotta attenzione alle dinamiche del team
  • Mancanza di vera collaborazione con clienti e utenti

Violazione di “Software Funzionante”:

  • Prodotti che non forniscono valore reale agli utenti
  • Documentazione eccessiva dei “requisiti MVP”
  • Mancanza di focus sulla qualità dell’esperienza

Violazione di “Collaborazione con il Cliente”:

  • MVP come sostituto della conversazione continua
  • “Release and see” invece di co-creation
  • Feedback raccolto passivamente invece che attivamente

Come approfondito nell’articolo Guidare con i valori Scrum, l’allineamento con i valori Scrum è fondamentale per un approccio agile autentico.

5. Falsa economia del “Less is More”

L’MVP promette di risparmiare tempo e denaro, ma spesso genera costi nascosti molto più elevati.

I costi nascosti dell’MVP mal gestito:

Debito tecnico accelerato:

  • Architetture affrettate difficili da scalare
  • Codice di bassa qualità che rallenta sviluppi futuri
  • Necessità di refactoring costosi

Perdita di fiducia del mercato:

  • Prima impressione negativa difficile da recuperare
  • Utenti che non tornano dopo un’esperienza deludente
  • Brand damage che richiede investimenti extra in marketing

Costi di ri-lavoro:

  • Feature da rifare completamente basandosi su feedback tardivo
  • Pivot costosi che potevano essere evitati con più ricerca iniziale
  • Team demotivato che richiede tempo per recuperare produttività

Il vero costo del problema MVP

Impatto sul team

Demoralizzazione progressiva:

  • Team che perde fiducia nel processo
  • Sensazione di “costruire cose che nessuno vuole”
  • Burnout dovuto a cicli di re-work continui

Perdita di focus:

  • Attenzione divisa tra “fix dell’MVP” e “nuove feature”
  • Difficoltà nel prioritizzare miglioramenti vs. innovazione
  • Mancanza di ownership del prodotto

Come evidenziato nell’articolo Output, Outcome e Impatto in Scrum, distinguere tra attività e risultati reali è cruciale per mantenere il team motivato e focalizzato.

Effetti sui clienti

Erosione di fiducia:

  • Prima impressione negativa difficile da recuperare
  • Percezione di “prodotto acerbo” o “azienda non seria”
  • Clienti che diventano scettici verso aggiornamenti futuri

Opportunity cost:

  • Utenti che si rivolgono ai competitor durante l’attesa
  • Market share perso durante la fase di “miglioramento MVP”
  • Relazioni danneggiate che richiedono investimenti extra per recuperare

Conseguenze per il business

ROI negativo a lungo termine:

  • Investimenti iniziali “risparmiati” che diventano costi moltiplicati
  • Time-to-profitability allungato significativamente
  • Necessità di round di finanziamento aggiuntivi

Posizionamento competitivo compromesso:

  • Perdita di first-mover advantage
  • Competitor che catturano market share durante i “fix”
  • Difficoltà nel differenziarsi dopo launch fallito

Segnali di allarme: il tuo MVP è un problema?

Segnali d’allarme immediati

Durante la pianificazione:

  • L’MVP è definito come “versione ridotta del prodotto finale”
  • Non ci sono ipotesi chiare da testare
  • Il successo è misurato solo da metriche quantitative basic
  • La timeline è fissa indipendentemente da cosa si apprende

Durante lo sviluppo:

  • Il team evita di parlare con utenti “per non essere influenzato”
  • Le decisioni sono prese per risparmiare tempo, non per validare ipotesi
  • Non c’è piano per cosa fare dopo il rilascio
  • La qualità è sistematicamente sacrificata

Dopo il Rilascio:

  • Il feedback negativo è giustificato con “non capiscono la visione”
  • I pivot sono evitati perché “abbiamo già investito troppo”
  • Le metriche positive sono celebrate anche se non significative
  • Il team ha fretta di passare alla “versione vera”

Auto-valutazione per team

Domande Chiave da Porsi:

  1. Quali ipotesi specifiche sta testando il nostro MVP?
  2. Come distinguiamo tra feedback utile e rumore?
  3. Cosa faremmo se il feedback contraddicesse completamente la nostra visione?
  4. I nostri utenti troverebbero valore nel prodotto anche senza feature aggiuntive?
  5. Stiamo misurando comportamenti reali o solo intenzioni?

Se hai difficoltà a rispondere a queste domande o riconosci molti dei segnali di allarme, il corso Professional Product Discovery and Validation (PPDV) ti fornirà gli strumenti pratici per trasformare il tuo approccio al prodotto sviluppo.

La strada verso il cambiamento

Il problema MVP non è inevitabile. Riconoscere questi pattern è il primo passo verso un approccio più maturo e veramente agile allo sviluppo prodotto.

Come evidenziato nell’articolo Misurare gli obiettivi in Scrum, l’empirismo autentico richiede un cambio di mindset profondo, non solo di processo.

Nel prossimo articolo esploreremo 7 alternative concrete all’MVP tradizionale, complete di esempi pratici, template e metodologie validate che puoi implementare immediatamente per trasformare il tuo approccio al prodotto.

La domanda non è se il tuo MVP ha questi problemi. La domanda è: quanto tempo ancora puoi permetterti di ignorarli?

🎧 Per approfondire: Ascolta l’episodio “Ma Scrum funziona veramente? [E40]” dove esploriamo con esperti del settore le sfide comuni nell’implementazione di pratiche agili e come superarle.

F.A.Q.

Come posso riconoscere se il mio MVP è problematico?

I segnali principali sono: feedback negativo costante, metriche di engagement basse, team demotivato, e la sensazione di “correre in cerchio” senza apprendere davvero dai clienti.

L’MVP è sempre sbagliato come approccio?

No, ma la sua applicazione meccanica sì. Un MVP ben progettato con obiettivi di apprendimento chiari può essere prezioso, ma deve essere parte di una strategia empirica più ampia.

Quanto tempo serve per recuperare da un MVP fallito?

Dipende dal danno al brand e alla fiducia del mercato. In media, team che ho seguito hanno impiegato 6-12 mesi per recuperare completamente dalla prima impressione negativa.

Posso salvare un MVP già rilasciato che sta fallendo?

Sì, ma richiede umiltà e strategia. Primo passo: ammettere pubblicamente le limitazioni, coinvolgere attivamente gli utenti nel processo di miglioramento, e focus su valore reale vs. feature aggiuntive.

Come convincere il management a cambiare approccio MVP?

Mostra i costi nascosti con dati concreti: debito tecnico, churn rate, costo di acquisizione cliente aumentato. Proponi alternative con ROI misurabili a breve termine.
Servant Leadership: L'Arte dello Scrum Master

Servant Leadership: L’Arte dello Scrum Master

La servant leadership emerge come paradigma fondamentale nella risoluzione di sfide complesse. Lo Scrum Master, incarnando questo approccio, trasforma il modo tradizionale di guidare i team verso risultati sostenibili e significativi.

La Trasformazione della Leadership in Contesti Complessi

Il passaggio dal command & control alla servant leadership rappresenta una delle evoluzioni più significative nel management moderno. Come evidenziato nell’articolo “Servant Manager e innovazione”, questa transizione è fondamentale per organizzazioni che operano in contesti complessi.

Come esplorato nell’episodio del podcast “Scrum Master come agente del cambiamento”, la trasformazione da manager tradizionale a servant leader è un percorso di crescita personale e professionale che richiede impegno e dedizione.

L’evoluzione dal command & control alla servant leadership

Il modello tradizionale di leadership, basato sul controllo e sulla gerarchia, mostra i suoi limiti di fronte alla complessità crescente del mercato. La servant leadership propone un approccio radicalmente diverso, dove il leader si mette al servizio del team per:

  • Facilitare la crescita e l’autonomia
  • Rimuovere gli ostacoli organizzativi
  • Creare un ambiente di apprendimento continuo

Il nuovo paradigma di leadership nei team Scrum

I cinque valori fondamentali di Scrum illustrati

In Scrum, la servant leadership si manifesta attraverso lo Scrum Master, una figura che combina:

  • Facilitazione dei processi
  • Coaching del team
  • Guida nel cambiamento organizzativo

Per approfondire questo concetto, ti suggeriamo di ascoltare l’episodio “I 5 Valori Scrum: per una Leadership Agile di Successo” del nostro podcast, dove esploriamo come i valori di Scrum supportano e rafforzano l’approccio servant leader.

Le sfide della complessità moderna

Come analizzato nell’articolo “Management in Scrum”, le organizzazioni oggi affrontano:

  • Mercati in rapida evoluzione
  • Necessità di innovazione continua
  • Richiesta di adattabilità costante

I Fondamenti della Servant Leadership

Principi chiave del servant leader

L’articolo “Leadership – 5 cambiamenti fondamentali” evidenzia i seguenti principi:

  1. Ascolto attivo
  • Focus sulle necessità del team
  • Comprensione profonda delle dinamiche
  1. Empowerment
  • Sviluppo dell’autonomia
  • Supporto nelle decisioni
  1. Visione condivisa
  • Allineamento sugli obiettivi
  • Creazione di purpose comune

Il mindset del servizio prima del comando

Il servant leader si distingue per:

  • Priorità al benessere del team
  • Focus sulla crescita collettiva
  • Approccio basato sulla fiducia

L’impatto sulla cultura organizzativa

La servant leadership trasforma la cultura aziendale attraverso:

  • Maggiore trasparenza
  • Collaborazione potenziata
  • Innovazione diffusa

Lo Scrum Master come Servant Leader

Il duplice ruolo: servire il team e l’organizzazione

Come discusso nel nostro episodio podcast sulla servant leadership, lo Scrum Master serve sia il team che l’organizzazione più ampia.

Differenze con l’approccio tradizionale del Project Manager

AspettoServant Leader (Scrum Master)Project Manager Tradizionale
Approccio alla ComplessitàEmpirico e adattivoPredittivo e pianificato
Stile di LeadershipServente e facilitativoDirettivo e gestionale
Focus PrincipaleMiglioramento continuo e apprendimentoControllo e prevedibilità
Relazione col TeamCoach e facilitatoreGestore e coordinatore

Bilanciare facilitazione e leadership

Il bilanciamento efficace richiede:

  • Competenze di facilitazione avanzate
  • Capacità di coaching
  • Abilità di influenza organizzativa

Le Pratiche del Servant Leader in Scrum

Facilitazione efficace dei processi Scrum

Professional Scrum Facilitation Skills

Il servant leader eccelle nella facilitazione degli eventi Scrum, come evidenziato nel corso Professional Scrum Facilitation Skills, attraverso:

  • Sprint Planning collaborativo
    • Guida il team verso obiettivi chiari
    • Facilita il consenso sulle priorità
    • Supporta la pianificazione realistica
  • Daily Scrum produttivi
    • Promuove la collaborazione attiva
    • Mantiene il focus sullo Sprint Goal
    • Aiuta nell’identificazione degli impedimenti
  • Sprint Review costruttive
    • Facilita il feedback degli stakeholder
    • Promuove il dialogo aperto
  • Guida l’adattamento della direzione

Coaching per la crescita del team

Il coaching efficace si manifesta attraverso:

  1. Sviluppo dell’auto-organizzazione
  • Supporto nelle decisioni autonome
  • Promozione della responsabilità condivisa
  • Incoraggiamento dell’iniziativa
  1. Miglioramento continuo
  • Facilitazione delle retrospettive
  • Implementazione degli adattamenti
  • Celebrazione dei successi

Gestione degli impedimenti organizzativi

Il servant leader affronta gli ostacoli:

  • Identificando le cause radice
  • Coinvolgendo gli stakeholder appropriati
  • Facilitando il cambiamento sistemico

Tecniche di Servant Leadership nella Pratica

Come evidenziato nel nostro corso Professional Scrum Facilitation Skills, la capacità di porre le giuste domande e facilitare le conversazioni difficili è fondamentale per un servant leader efficace.

Ascolto attivo e domande potenti

Le “powerful questions” sono uno strumento fondamentale:

  • “Cosa ci impedisce di raggiungere il nostro potenziale?”
  • “Come possiamo migliorare la nostra collaborazione?”
  • “Quali sono le opportunità nascoste in questa sfida?”

Creazione di un ambiente sicuro per l’innovazione

Il servant leader costruisce la psychological safety attraverso:

  1. Normalizzazione del fallimento
  • Valorizzazione degli esperimenti
  • Apprendimento dagli errori
  • Celebrazione del coraggio
  1. Promozione del dialogo aperto
  • Incoraggiamento del feedback onesto
  • Gestione costruttiva dei conflitti
  • Valorizzazione delle diverse prospettive

Supporto all’auto-organizzazione del team

L’empowerment si realizza attraverso:

  • Delega efficace delle responsabilità
  • Supporto nelle decisioni complesse
  • Creazione di opportunità di crescita

Misurare l’Impatto della Servant Leadership

Professional Agile Leadership - EBM

Come approfondito nell’articolo “Output, Outcome e Impatto in Scrum“, la misurazione dell’impatto richiede un approccio strutturato. Il nostro corso Professional Agile Leadership – Evidence Based Management fornisce gli strumenti necessari per misurare e valutare l’impatto della servant leadership sull’organizzazione.

Indicatori di successo per il servant leader

Le metriche chiave includono:

AreaIndicatori
Team HealthEngagement, collaborazione, innovazione
DeliveryPrevedibilità, qualità, valore consegnato
OrganizzazioneAdattabilità, resilienza, cultura

Metriche di crescita del team

Il progresso si misura attraverso:

  1. Autonomia decisionale
  • Capacità di risoluzione problemi
  • Iniziativa nel miglioramento
  • Gestione degli impedimenti
  1. Maturità tecnica
  • Qualità del prodotto
  • Pratiche di ingegneria
  • Innovazione tecnica

Valutazione della maturità organizzativa

L’impatto organizzativo si manifesta in:

  • Maggiore agilità nei processi
  • Migliore collaborazione tra team
  • Cultura dell’apprendimento continuo

Il Percorso di Crescita del Servant Leader

Sviluppo delle competenze chiave

Il percorso formativo include:

  1. Competenze fondamentali
  • Facilitazione avanzata
  • Coaching efficace
  • Leadership situazionale
  1. Strumenti pratici
  • Tecniche di facilitazione
  • Framework decisionali
  • Strumenti di coaching

Superare le sfide comuni

Le sfide tipiche includono:

  • Resistenza al cambiamento organizzativo
  • Equilibrio tra direzione e facilitazione
  • Gestione delle dinamiche complesse

Creare una community di pratica

Il supporto continuo attraverso:

  • Gruppi di pratica
  • Mentoring tra pari
  • Condivisione di esperienze

Servant Leadership e Scrum Master – Conclusione

La servant leadership rappresenta un’evoluzione fondamentale nel modo di guidare i team agili. Come Scrum Master, abbracciare questo approccio significa impegnarsi in un viaggio di crescita continua, dove il successo si misura attraverso lo sviluppo delle persone e la creazione di valore sostenibile.

Professional Scrum Master

Se desideri iniziare o approfondire il tuo percorso come servant leader, il corso Professional Scrum Master ti fornirà le basi solide necessarie per eccellere in questo ruolo cruciale.

Validazione valore prodotto attraverso cicli di feedback

Oltre le feature: 5 modi per validare il valore del tuo prodotto

La validazione del valore di un prodotto va ben oltre l’implementazione di feature. Quante volte ti è capitato di rilasciare una nuova funzionalità, convinto che fosse esattamente ciò che i tuoi utenti desideravano, per poi scoprire che nessuno la utilizza? Come abbiamo visto nel nostro articolo sui 5 esempi di prodotti falliti, anche grandi aziende come Google e Amazon hanno imparato a loro spese l’importanza di validare le ipotesi prima di investire pesantemente nello sviluppo.

In questo articolo esploreremo cinque approcci concreti per assicurarti che il tuo prodotto stia effettivamente creando valore.

1. Dall’output all’outcome: focus sui risultati

Gli output sono un riflesso di ciò che produciamo, mentre gli outcome mostrano il valore effettivo che i nostri utenti sperimentano. Questi ultimi sono più interessanti per la validazione del valore del prodotto. Come spieghiamo nell’articolo Output, Outcome e Impatto in Scrum, questa differenza è fondamentale per creare prodotti di successo.

Un esempio pratico può aiutare a capire meglio:

  • Output: “Abbiamo implementato la funzione di ricerca avanzata”
  • Outcome: “Gli utenti trovano ciò che cercano in 30 secondi invece che in 2 minuti”

La differenza è sostanziale: nel primo caso stai misurando cosa hai fatto, nel secondo l’impatto reale sugli utenti. Nel nostro articolo su Scrum: performance e risultato, approfondiamo ulteriormente come distinguere tra attività che generano valore e semplici metriche di output.

2. Tecniche di validazione attraverso le ipotesi

Prima di investire mesi nello sviluppo di una nuova funzionalità, formula ipotesi chiare e verificabili che possano aiutare nella validazione del valore del prodotto. Nel nostro approfondimento sulle 5 Tecniche di Product Discovery, proponiamo questo framework efficace:

  • “Crediamo che [questa funzionalità]
  • Aiuterà [questi utenti]
  • A raggiungere [questo risultato]
  • Lo sapremo perché vedremo [questa metrica] cambiare”

Questo approccio ti aiuta a:

  • Chiarire le tue assunzioni
  • Definire metriche concrete di successo
  • Decidere rapidamente se continuare o pivotare

3. Strumenti di validazione rapida

Prova il “Fake Door Testing”. Prima di costruire una funzionalità completa, verifica se c’è reale interesse:

  • Inserisci un pulsante o un link per la nuova funzionalità
  • Traccia quanti utenti ci cliccano
  • Mostra un messaggio del tipo “Presto disponibile”
  • Analizza i dati per validare l’interesse

Come evidenziato nel nostro articolo sui 5 impatti concreti del Product Discovery, le organizzazioni che eccellono nella validazione rapida del valore del prodotto ottengono risultati significativamente migliori.

4. Cicli di feedback per la validazione continua

La chiave è ridurre il tempo tra un’idea e la sua validazione:

  • Rilascia incrementi più piccoli ma più frequenti
  • Organizza sessioni di feedback con gli utenti ogni Sprint
  • Monitora metriche di utilizzo in tempo reale
  • Adatta la direzione basandoti sui dati raccolti

5. Evidence Based Management nella pratica

L’Evidence-Based Management fornisce un framework strutturato per la misurazione e validazione del valore del prodotto. Nel nostro articolo su come Misurare gli obiettivi in Scrum, approfondiamo come utilizzare questo approccio attraverso quattro aree chiave:

  • Valore corrente: quanto valore stai generando oggi
  • Valore non realizzato: quale potenziale rimane da sbloccare
  • Time-to-Market: quanto velocemente rilasci e impari
  • Capacità di innovare: quanto efficacemente crei nuove soluzioni
Scrum e la reazione autoimmune aziendale
Reazione autoimmune aziendale

Dalla teoria alla pratica

La validazione del valore del prodotto non è un processo isolato. Come abbiamo visto nel nostro caso studio sulla Reazione autoimmune aziendale, il cambiamento verso un approccio basato sul valore richiede anche un’evoluzione culturale dell’organizzazione.

Idee per iniziare

  1. Parti in Piccolo
  • Seleziona un singolo prodotto o feature
  • Definisci metriche chiare e misurabili
  • Stabilisci un processo di raccolta dati
  1. Crea un Ritmo
  • Revisiona i dati settimanalmente
  • Adatta la strategia mensilmente, o in periodi più brevi
  • Il team riflette su quanto appreso e prende decisioni per il miglioramento continuo
  1. Documenta e Impara
  • Tieni traccia delle ipotesi testate
  • Documenta successi e fallimenti
  • Costruisci una base di conoscenza con e per il team

Conclusione

La validazione del valore del prodotto è un processo continuo, non un evento una tantum. L’obiettivo non è avere ragione, ma imparare rapidamente e adattarsi alle reali esigenze degli utenti. Come abbiamo visto, ci sono diversi strumenti e tecniche che possiamo utilizzare, ma la chiave è iniziare con piccoli esperimenti e costruire gradualmente la nostra capacità di validare e creare valore reale.

Le nostre proposte di valore per migliorare la tua Product Ownership

5 Tecniche di Product Discovery

5 Tecniche di Product Discovery

Introduzione

In questo articolo esploriamo 5 Tecniche di Product Discovery che possono aiutare a capire se investire in un prodotto è giudizioso. Nello sviluppo di prodotti, è fondamentale creare soluzioni che rispondano realmente alle esigenze degli utenti.

1. Proto-Personas

  • Cos’è? Le proto-personas sono rappresentazioni ipotetiche degli utenti target, basate su conoscenze iniziali e ipotesi del team.
  • Come si applica?
    • Creare profili dettagliati che includono dati demografici, comportamenti e bisogni
    • Usare queste personas per guidare le decisioni di design e funzionalità
    • Aggiornare regolarmente le personas man mano che si acquisiscono nuove informazioni
  • Benefici
    • Fornisce un punto di riferimento comune per il team
    • Aiuta a mantenere il focus sugli utenti durante lo sviluppo
Esempio di user personae
Esempio di proto-persona

Esempio: Alice è una proto-persona per il podcast Scrum 🇮🇹

  • 28 anni, studente universitaria all’ultimo anno
  • Frequenta un’università che non propone corsi sull’Agile
  • Vuole trovare lavoro rapidamente dopo la laurea
  • La maggioranza delle aziende nel suo settore richiede una certificazione Agile

Risorse per approfondire

2. Customer Journey Mapping

  • Cos’è? Una rappresentazione visuale dell’esperienza complessiva di un cliente con il prodotto o servizio.
  • Come si applica?
    • Identificare i principali punti di contatto tra l’utente e il prodotto
    • Mappare le emozioni e le azioni dell’utente in ogni fase
    • Individuare opportunità di miglioramento e innovazione
  • Benefici
    • Rivela insights sulle esperienze degli utenti
    • Identifica aree di frizione e opportunità di miglioramento

Esempio

Airbnb Customer journey
Airbnb Customer journey mapping

Airbnb ha mappato la customer journey dalla ricerca di un alloggio fino al check-out:

  1. Ricerca e confronto degli alloggi
  2. Prenotazione e pagamento
  3. Comunicazione con l’host
  4. Arrivo e check-in
  5. Soggiorno
  6. Check-out e recensione

Risorse per approfondire

3. Problem Framing

  • Cos’è? Una tecnica per definire e articolare chiaramente il problema che il prodotto intende risolvere.
  • Come si applica?
    • Condurre sessioni di brainstorming per identificare il problema principale
    • Utilizzare tecniche come “I 5 Perché” per arrivare alla radice del problema
    • Formulare una chiara dichiarazione del problema
  • Benefici
    • Assicura che il team stia risolvendo il problema giusto
    • Fornisce una base solida per la generazione di idee

Esempio

Netflix ha riformulato il problema da “Come possiamo noleggiare più DVD?” a “Come possiamo offrire intrattenimento personalizzato ovunque, in qualsiasi momento?”. Questo ha portato alla transizione verso lo streaming.

Risorse per approfondire

4. Assumption Mapping

Assumption Mapping
Assumption Mapping
  • Cos’è? Un metodo per identificare e testare le ipotesi chiave su cui si basa l’idea del prodotto.
  • Come si applica?
    • Elencare tutte le assunzioni relative al prodotto, al mercato e agli utenti
    • Classificare le assunzioni in base al loro impatto e al livello di certezza
    • Progettare esperimenti per testare le assunzioni più critiche
  • Benefici
    • Riduce il rischio di sviluppare prodotti basati su presupposti errati
    • Facilita un approccio basato sull’evidenza allo sviluppo del prodotto

Esempio

Prima del lancio del podcast Scrum 🇮🇹, abbiamo testato l’assunzione chiave che “le persone vogliono imparare Scrum ascoltando” creando un primo episodio molto rapidamente e a costo zero (il mio tempo di registrazione).

Risorse per approfondire

  • Libro: “Testing Business Ideas” di David J. Bland e Alexander Osterwalder

5. Rapid Prototyping

  • Cos’è? La creazione veloce di versioni semplificate del prodotto per testare concetti e raccogliere feedback.
  • Come si applica?
    • Creare prototipi a bassa fedeltà (es. mockup di carta, wireframe)
    • Testare i prototipi con gli utenti reali
    • Iterare rapidamente basandosi sul feedback ricevuto
  • Benefici
    • Permette di testare idee rapidamente e a basso costo
    • Fornisce feedback concreto dagli utenti nelle prime fasi dello sviluppo

Esempio

IDEO, durante la riprogettazione del carrello della spesa, ha creato rapidamente prototipi con ruote girevoli, cestini rimovibili e scanner di prezzi usando materiali semplici come PVC e compensato.

Risorse per approfondire

  • Libro: “Sprint: How to Solve Big Problems and Test New Ideas in Just Five Days” di Jake Knapp

Conclusione

Sperimentare queste 5 tecniche di Product Discovery può significativamente migliorare il vostro processo di innovazione. Concentrandosi sulla comprensione profonda degli utenti e dei loro problemi, potete creare prodotti che non solo soddisfano le esigenze del mercato, ma superano anche le aspettative dei clienti.

Il corso Professional Product Discovery & Validation (PPDV) offre l’opportunità di scoprire e praticare queste e altre tecniche, permettendo ai partecipanti di imparare o migliorare l’approccio al Product Discovery e di guidare l’innovazione con sicurezza e successo.

Trasforma il Tuo Approccio all’Innovazione di Prodotto!

Sei pronto.a a portare le tue competenze di Product Discovery al livello successivo? Il corso Professional Product Discovery and Validation (PPDV) ti offre gli strumenti e le tecniche per creare prodotti che i clienti ameranno veramente.

Professional Product Discovery & Validation
Product Discovery 5 impatti concreti per l’azienda

Product Discovery: 5 impatti concreti per l’azienda

Introduzione

Nel dinamico panorama aziendale odierno, il product discovery trasforma l’azienda in modi sorprendenti e concreti. Questo approccio innovativo sta emergendo come una strategia chiave per guidare il successo e l’innovazione nelle organizzazioni moderne. In questo articolo, esploreremo cinque impatti tangibili del product discovery sulla tua azienda, attingendo alle preziose intuizioni offerte dal corso Professional Product Discovery & Validation (PPDV). Scoprirai come questo approccio può rivoluzionare non solo il modo in cui sviluppi e lanci nuovi prodotti, ma anche come può influenzare positivamente l’intera struttura organizzativa della tua impresa.​​​​​​​​​​​​​​​​

1. Innovazione centrata sull’utente: impatto tangibile sui prodotti

Il product discovery trasforma l’azienda ponendo gli utenti al centro dello sviluppo. Tecniche come proto-personas e impact mapping offrono insight preziosi sulle esigenze dei clienti. Risultato? Prodotti che risuonano con il pubblico target, aumentando adozione e soddisfazione del cliente.

2. Ottimizzazione dei costi e massimizzazione del ROI

Un impatto concreto del product discovery è la significativa riduzione degli sprechi nello sviluppo. Validando le idee precocemente, si evitano investimenti in funzionalità superflue. Il corso PPDV insegna a progettare esperimenti efficienti, aumentando le probabilità della massimizzazione dell’ROI.

3. Processo decisionale data-driven: impatto sulle strategie aziendali

Il product discovery trasforma il processo decisionale aziendale, sostituendo le opinioni con dati concreti. Impara a raccogliere e analizzare i dati giusti per supportare decisioni di prodotto informate, portando a strategie aziendali più efficaci e risultati misurabili.

4. Sinergia interfunzionale: impatto sull’efficienza organizzativa

Il product discovery non riguarda solo il team di prodotto – è un processo collaborativo che riunisce vari stakeholder. Implementando tecniche di discovery, crei un linguaggio e una comprensione condivisi tra i dipartimenti, dal marketing allo sviluppo. Questo allineamento porta a un’esecuzione più fluida del lavoro e a risultati complessivamente migliori.

5. Accelerazione del time-to-market: impatto sulla competitività

Il product discovery, quando applicato correttamente, riduce significativamente il time-to-market. Validando rapidamente le ipotesi, puoi pivotare velocemente e concentrarti sullo sviluppo di funzionalità cruciali. Il corso PPDV fornisce gli strumenti per decisioni rapide ma informate, aumentando la competitività aziendale.

Conclusione

Il product discovery trasforma concretamente l’azienda, dall’ottimizzazione dei costi all’accelerazione dell’innovazione. Il corso Professional Product Discovery & Validation (PPDV) offre un’esperienza pratica con queste tecniche rivoluzionarie. Non lasciare che la concorrenza ti superi – investi nelle competenze di product discovery del tuo team per vedere impatti tangibili sulla tua azienda.

Sblocca il potenziale del tuo processo di sviluppo prodotto. Scopri come il corso PPDV può concretamente trasformare la tua azienda attraverso un efficace product discovery.

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5 Esempi di prodotti falliti

5 esempi di prodotti falliti: lezioni sulla validazione del prodotto

Introduzione

Nel competitivo mondo dello sviluppo dei prodotti, il successo non è mai garantito. In questo articolo, esploreremo cinque esempi eclatanti di prodotti falliti, analizzando cosa è andato storto e come una corretta validazione avrebbe potuto prevenire questi costosi errori. Scopriremo anche come il corso Professional Product Discovery & Validation (PPDV) può fornire gli strumenti necessari per evitare simili fallimenti.

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1. Amazon Fire Phone: un flop da 120 milioni di dollari

Amazon Fire Phone

Nel 2014, Amazon lanciò il Fire Phone, un ambizioso tentativo di entrare nel mercato degli smartphone. Nonostante le risorse e la reputazione di Amazon, il prodotto si rivelò un clamoroso fallimento, costando all’azienda circa 120 milioni di dollari.

Cosa è andato storto? Il telefono era sovraccarico di funzionalità che gli utenti non desideravano e non riusciva a competere con i già affermati iPhone e dispositivi Android.

Lezione di validazione: un approccio empirico, iterativo e incrementale, implicando una ricerca di mercato e test con gli utenti avrebbero potuto rivelare la mancanza di domanda per le funzionalità uniche del Fire Phone.

Leggi la storia del Fire Phone qui.

2. Google glass: quando l’innovazione supera l’utilità

Google Glass V1
Google Glass V1

Lanciato nel 2013, Google Glass sembrava un prodotto rivoluzionario. Tuttavia, problemi di privacy, costi elevati e mancanza di un chiaro caso d’uso portarono al suo fallimento nel mercato consumer.

Cosa è andato storto? Google non aveva validato adeguatamente l’accettazione sociale e l’utilità percepita del prodotto.

Lezione di validazione: è fondamentale testare non solo la fattibilità tecnica, ma anche l’accettazione sociale e l’utilità percepita dei prodotti innovativi.

Leggi la storia dei Google Glass qui.

3. Juicero: lo spremifrutta da 120 milioni che nessuno voleva

Juicero

Juicero raccolse 120 milioni di dollari per creare uno spremifrutta connesso a Internet. Il prodotto da 400 dollari si rivelò superfluo quando si scoprì che le bustine di succo potevano essere spremute a mano 🤣.

Cosa è andato storto? Una valutazione inadeguata del valore percepito e della disponibilità a pagare dei consumatori.

Lezione di validazione: è cruciale valutare correttamente il valore percepito del prodotto e la disponibilità a pagare del mercato target.

Leggi la storia di Juicero qui.

4. Quibi: quando il timing è tutto

quibi
quibi

Quibi, una piattaforma di streaming per contenuti brevi, chiuse dopo soli sei mesi nonostante un investimento di 1,75 miliardi di dollari. Lanciata durante la pandemia, non riuscì a catturare l’interesse del pubblico.

Cosa è andato storto? Il timing di lancio e il modello di business non erano ottimali per le condizioni di mercato.

Lezione di validazione: è essenziale valutare attentamente il timing di mercato e essere pronti ad adattare rapidamente il prodotto in base ai feedback degli utenti.

Leggi la storia di Quibi qui.

5. Boo.com: il gigante dell’e-commerce che bruciò 135 milioni in 18 mesi

Boo

Boo.com, un rivenditore di moda online, fallì nel 2000 dopo aver bruciato 135 milioni di dollari in 18 mesi. Il sito era troppo avanzato per l’infrastruttura internet dell’epoca.

Cosa è andato storto? La tecnologia non era ancora pronta per supportare la visione del prodotto.

Lezione di validazione: è importante valutare non solo la visione del prodotto, ma anche la maturità tecnologica e l’infrastruttura necessaria per supportarlo.

Leggi la storia di boo.com qui.

Conclusione

Questi esempi di prodotti falliti dimostrano chiaramente l’importanza critica della validazione del prodotto. Indipendentemente dalle dimensioni o dalla reputazione dell’azienda, trascurare questa fase può portare a costosi errori. Il corso Professional Product Discovery & Validation (PPDV) offre gli strumenti e le tecniche necessarie per evitare questi fallimenti, insegnando come validare efficacemente le idee di prodotto prima di investire pesantemente nello sviluppo.

Non lasciare che il tuo prodotto diventi il prossimo esempio di fallimento. Iscriviti al corso PPDV oggi e apprendi le tecniche di validazione che possono guidarti verso il successo del prodotto e prevenire costosi errori di sviluppo

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Output, Outcome e Impatto in Scrum

Output, Outcome e Impatto in Scrum

Output, Outcome e Impatto in Scrum sono termini fondamentali per comprendere il valore reale che un prodotto può portare ad un’azienda. Sebbene spesso utilizzati in modo intercambiabile, ciascuno di questi termini ha un significato specifico e distintivo. In questo articolo, esploreremo le differenze chiave tra output, outcome e impatto, e come questi concetti si collegano alla gestione del prodotto, con particolare attenzione a come Scrum, attraverso Sprint e Product Backlog, aiuta a fare queste distinzioni.

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output outcomes impatto scrum

Output: Il Prodotto del Lavoro

L’output è il risultato tangibile e immediato del lavoro svolto. Rappresenta ciò che viene prodotto, creato o consegnato dai Developers. Nel contesto di Scrum, gli output sono spesso definiti come incrementi del prodotto consegnati, al più tardi, al termine di ogni Sprint. Gli output possono includere:

  • Nuove funzionalità o aggiornamenti di un prodotto.
  • Documentazione o guide per l’utente.
  • Codice scritto per un’applicazione software.
  • Report o analisi di mercato.

Gli output sono spesso facilmente misurabili e quantificabili. Ad esempio, il numero di nuove funzionalità rilasciate in un trimestre o il numero di bug risolti. Tuttavia, gli output da soli non forniscono una misura del successo o del valore per l’azienda. Sono semplicemente il risultato delle attività svolte dallo Scrum Team durante uno Sprint.

Output Outcome Impatto in Scrum
Output Outcome Impatto in Scrum

Outcome: Il Risultato del Cambiamento

Gli outcome rappresentano i cambiamenti o i benefici derivanti dall’uso degli output. In altre parole, sono i risultati desiderati che si ottengono quando gli utenti interagiscono con il prodotto. Nel contesto di Scrum, gli outcome sono spesso supposizioni del Product Owner, raggiungibili attraverso una strategia visibile nel Product Backlog, che elenca tutte le funzionalità, i miglioramenti e le correzioni che il team intende sviluppare. Gli outcome possono essere:

  • Aumento della soddisfazione dei clienti.
  • Maggiore engagement degli utenti con il prodotto.
  • Riduzione del tempo necessario per completare un compito grazie a una nuova funzionalità.
  • Miglioramento della retention degli utenti.

Gli outcome sono più difficili da misurare rispetto agli output, ma sono cruciali per comprendere il valore reale che un prodotto porta ai suoi utenti. Misurare gli outcome richiede spesso feedback qualitativi e quantitativi dagli utenti, analisi di metriche di utilizzo e altri strumenti di valutazione dell’impatto. Per poter apprezzare un outcome, spesso, è necessario rilasciare il prodotto in produzione rapidamente per alimentare il feedback loop.

Impatto: Il Valore Complessivo per l’Azienda

L’impatto è la misura in cui gli outcome contribuiscono agli obiettivi strategici dell’azienda. Rappresenta il valore complessivo che un prodotto apporta all’organizzazione. Gli impatti possono includere:

  • Aumento dei ricavi o della redditività.
  • Espansione della quota di mercato.
  • Miglioramento della reputazione dell’azienda.
  • Incremento della fedeltà dei clienti.

L’impatto è il livello più alto di valore che si può misurare ed è spesso collegato agli obiettivi a lungo termine dell’azienda. Per valutare l’impatto, è necessario collegare gli outcome agli obiettivi strategici dell’azienda e misurare come e quanto questi risultati influenzano il business nel suo complesso. In Scrum, il Product Owner ha un ruolo strategico per l’azienda, in quanto è la persona che collega il lavoro quotidiano alla strategia aziendale.

Collegare Output, Outcome e Impatto nel Product Management

Per un Product Owner, è essenziale comprendere come gli output del team possono tradursi in outcome desiderati e, infine, in impatti significativi per l’azienda. Utilizzando Scrum e lavorando con frequenze di ispezione e adattamento regolari (Sprint) che realizzano la strategia visibile nel Product Backlog, è possibile collegare questi concetti in modo efficace. Ecco alcuni passaggi chiave:

  1. Definire chiaramente gli output: in Scrum ciò significa assicurarsi che gli output siano ben definiti nel Product Backlog e rendano trasparente la strategia del Product Owner per raggiungere il Product Goal.
  2. Stabilire gli outcome desiderati: Identificare quali cambiamenti o benefici si aspettano come risultato dell’uso degli output. Il Product Backlog dovrebbe riflettere queste aspettative nel Product Goal.
  3. Misurare e monitorare gli outcome: Utilizzare metriche e feedback per valutare se gli outcome sono stati raggiunti. Le Sprint Review sono momenti chiave per questa valutazione, ma anche Evidence Based Management.
  4. Valutare l’impatto sull’azienda: Collegare gli outcome agli obiettivi strategici e misurare l’impatto complessivo sul business. Questo può essere fatto attraverso l’analisi delle metriche di business post-rilascio.

Esempi che illustrano le differenze tra output, outcome e impatto nel contesto di un prodotto digitale, come un’applicazione mobile.

Output

Esempio: Una nuova funzionalità di messaggistica istantanea aggiunta all’applicazione mobile.

  • Descrizione: lo Scrum Team ha lavorato per due Sprint per implementare una funzionalità che permette agli utenti di inviare messaggi istantanei tra di loro.
  • Dettagli: questa funzionalità include l’interfaccia utente per la chat, l’integrazione con il server di messaggistica

Outcome (valore creato per gli utenti)

Esempio: (ipotesi) aumento dell’engagement degli utenti grazie alla nuova funzionalità di messaggistica istantanea.

  • Descrizione: dopo il rilascio della nuova funzionalità, si osserva che gli utenti trascorrono più tempo nell’applicazione e interagiscono di più tra di loro.
  • Dettagli: Le metriche mostrano che il numero di sessioni per utente è aumentato del 30% e il numero di messaggi inviati quotidianamente è salito del 50%.

Impatto (per l’azienda, spesso in termini economici)

Esempio: crescita del numero di abbonamenti premium grazie all’aumento dell’engagement.

  • Descrizione: l’aumento dell’engagement ha portato ad un incremento nel numero di utenti che passano alla versione premium dell’applicazione, che offre funzionalità aggiuntive e vantaggi esclusivi.
  • Dettagli: il numero di abbonamenti premium è cresciuto del 20% nei tre mesi successivi al rilascio della nuova funzionalità, portando ad un incremento del 15% nei ricavi trimestrali dell’azienda.

Riassunto degli esempi

  • Output: Implementazione della funzionalità di messaggistica istantanea.
  • Outcome: Maggior engagement degli utenti (aumento del numero di sessioni e messaggi inviati).
  • Impatto: Crescita del numero di abbonamenti premium e incremento dei ricavi aziendali.

Questi esempi mostrano chiaramente come gli output (ciò che viene prodotto) possano portare ad outcome significativi (cambiamenti nel comportamento degli utenti) e, infine, avere un impatto positivo sul business dell’azienda (aumento dei ricavi e degli abbonamenti premium).

Output, Outcome e Impatto in Scrum – Conclusione

Capire la differenza tra output, outcome e impatto così come sono articolati fra di loro è fondamentale per il successo nel product management. Gli output sono i prodotti del lavoro, gli outcome sono i risultati ottenuti dall’uso di questi output, e l’impatto è il valore complessivo che questi risultati portano all’azienda. Utilizzando Scrum, con Sprint e Product Backlog, il Product Owner può aumentare la probabilità che il lavoro svolto quotidianamente contribuisca efficacemente al successo strategico dell’organizzazione. Un approccio olistico che tenga conto di tutti e tre questi aspetti permette agli Scrum Team di creare prodotti non solo efficaci, ma anche di grande valore strategico per l’organizzazione.

Per approfondire l’argomento

Scrum Master come agente del cambiamento

Scrum Master come agente di cambiamento

Uno Scrum Master come agente di cambiamento stimola ed aiuta tutti, in azienda, a migliorarsi continuamente.

Facendolo, gli ostacoli che si presenteranno nel percorso di creazione del prodotto, saranno rimossi.

Questa rimozione porterà più business agility: prodotti di migliore qualità, clienti e dipendenti più contenti, più rapidità per andare dall’idea alla produzione.

Scrum Master come agente di cambiamento – Scrum Team

Avere un impatto a livello di team è importante, spesso il punto iniziale dei miei interventi di Scrum coaching. Senza entrare nel dettaglio, facilitazione, insegnamento, coaching, richiamo delle regole decise dal team in situazioni difficili sono tutti esempi di impatto indiretto che uno Scrum Master ha sul team.

Scrum Master Agente del Cambiamento
Clicca sull’immagine per ascoltare l’episodio del podcast

Ma uno.a Scrum Master non dovrebbe limitarsi ad avere un impatto a livello di team. Uno Scrum Master come agente di cambiamento lavora anche a livello aziendale, influenzandone il cambiamento.

Infatti, molto spesso, il team rivelerà ostacoli organizzativi che ne limitano l’agilità. Qui lo Scrum Master deve intervenire per rimuoverli. Questo è un esempio di Scrum Master come agente di cambiamento.

Limitarsi a dire « ma qui funziona così da sempre » oppure « tanto a me non mi ascoltano » è spesso quello che mi sento dire. Ed io rispondo sempre che si può fare di più, vediamo come.

Scrum Master come agente del cambiamento – L’azienda

Qui le cose si complicano, ma non sono impossibili. Ecco qualche « trucco » che puoi usare per farti sentire.

1 – Fai domande

Le domande sono un mezzo efficace per far riflettere le persone. Preparati domande potenti (« powerful questions » dicono gli inglesi) che permetteranno di sfidare i colleghi (di qualsiasi livello). Fare domande non ti impegna a nulla.

Esempio: ho notato che lo Scrum Team dipende fortemente dal team di deployment per i rilasci in produzione. Questo crea dei momenti di attesa che limita il nostro time to market e le nostre capacità di autonomia. Come potremmo risolvere questo problema?

2 – Dati per sostenere le tue domande

Le domande migliori sono supportate da dati.

Esempio: se fossimo autonomi nel deployment in produzione, potremmo guadagnare facilmente 4 giorni (il tempo medio di attesa fra la richiesta di rilascio e l’effettivo rilascio) ed anche rilasciare più di una volta durante uno Sprint. Questo ridurrebbe il ciclo di feedback e aumenterebbe la nostra agilità.

3 – Piccoli passi

Cambiare tutto subito non è un approccio efficace. Cerca di capire qual’è il problema più grande da risolvere. Voler risolvere mille cose in parallelo ti sfinirà e non otterrai grandi risultati. Fai focus su una o due cose che possono avere un impatto concreto sul team e l’azienda.

Esempio: durante uno Sprint, ti rendi conto che lo Scrum Team ha molte cose che può migliorare. Sono tutte elencate nei tuoi appunti. Rileggendoli, capisci che l’incapacità di ottenere un Incremento Done e di rilasciare in produzione autonomamente sono due punti sui quali lavorare in priorità. Condividi questo punto di vista con il team e cominci a lavorare per risolverli.

Conclusioni

In conclusione, uno Scrum Master come agente del cambiamento è responsabile di alzare sempre l’asticella. Interviene a livello di team e aziendale. L’obiettivo è quello di ottenere ciò che aiuterà il team a rilasciare più valore più rapidamente.

La conseguenza sarà una capacità dell’azienda a soddisfare meglio e più rapidamente i propri clienti con prodotti più pertinenti e di maggiore qualità.

Queste formazioni potrebbero interessarti

Misurare gli obiettivi in Scrum

Misurare gli obiettivi in Scrum

Misurare gli obiettivi in Scrum è necessario per capire se stiamo realmente massimizzando il valore del prodotto.

Nell’articolo precedente, gli obiettivi in Scrum, abbiamo esplorato perché e come Product Goal e Sprint Goal forniscono focus e autonomia allo Scrum Team. Aiutandoci a concentrarci sul risultato voluto per l’utilizzatore, piuttosto che sulle funzionalità da implementare.

In questo articolo vediamo perché è importante che questi obiettivi trasparenti siano ispezionati ed adattati a frequenze regolari… empirismo all’opera con gli obiettivi!

L’effetto Cobra

Misurare gli obiettivi in Scrum - L'effetto cobra

Quando l’India era ancora una colonia inglese, Delhi e altre grandi città erano infestate di serpenti a sonagli, con problemi ovvi per la popolazione. Il governo allora decise di offrire una ricompensa a tutti coloro che uccidevano e consegnavano i serpenti alle autorità.

Questa strategia è stata molto efficace, in quanto i cobra in poco tempo sono spariti. La ricompensa però è rimasta… la popolazione ha cominciato ad allevare serpenti a sonagli, per poi ucciderli e continuare ad ottenere la ricompensa.

Questa storia è un aneddoto che puoi trovare su wikipedia.

Ci insegna tante cose e che un obiettivo, se rimane fisso, ad un certo punto può avere un effetto perverso ed diventare controproducente. Abbiamo quindi bisogno di una misura che ci permetta ispezionare ed adattare a frequenze regolari il risultato ottenuto per capire se e quando l’obiettivo è raggiunto e passare al prossimo magari aggiornando le misure di valore.

Misurare gli obiettivi in Scrum con Evidence Based Management

Evidence Based Management è un framework di misura del valore proposto da Scrum.org. Ci aiuta ad ottenere la prova della creazione di valore in modo empirico.

Il concetto usa lo stesso approccio del mondo medico, nel quale il dottore cerca la prova della malattia (attraverso gli esami clinici) per poi proporre un protocollo di cura.

Nel caso di Scrum vogliamo la prova (feedback) che il prodotto ha effettivamente creato valore per l’utente contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo.

Evidence Based Management utilizza quattro aree di valore, ognuna con un insieme di indicatori che ci aiutano a capire come stiamo performando:

  • Current Value: il valore attualmente generato dal prodotto
  • Unrealized Value: il valore atteso dagli utilizzatori del prodotto ma non ancora disponibile
  • Capacity to Innovate: la capacità dell’azienda a creare risultati innovanti
  • Time to Market: la rapidità del passaggio dall’idea alla produzione

Quindi, attraverso le misure, otteniamo la prova che il nostro prodotto sta creando valore e siamo capaci di affermare se l’obiettivo che avevamo è stato raggiunto o meno.

Mi spiego con un esempio.

Esempio di utilizzo di Evidence Based Management

La visione di Collective Genius (e Scrum.org) è di aiutare le persone ed i team a risolvere problemi complessi.

Con Collective Genius, cerchiamo di raggiungere questa visione attraverso una strategia che si focalizza su segmenti di clientela come, ad esempio: le persone che scoprono Scrum, quelle che già praticano ma vogliono perfezionarsi, persone che vogliono auto-formarsi, manager che vogliono formare il loro team, ecc…

Le proposte di valore sono diverse come, ad esempio: coaching Scrum, formazioni di qualità con Scrum.org, creazione di contenuto gratuito e a pagamento, ecc.

Visto che le idee sono tante, ma le risorse poche, siamo costretti a fare delle scelte in termini di segmenti di clientela, proposte di valore ed esperimenti.

Trattiamo questo sito web come un prodotto, il cui focus in termini di proposta di valore è la creazione di contenuto gratuito per le persone che scoprono e praticano Scrum Professionale.

Ogni mese abbiamo un Product Goal definito e le misure dell’impatto dell’obiettivo in termini di Evidence Based Management sono fatte sul prodotto (il sito). Se l’impatto supera le soglie che ci siamo prefissati, allora vuol dire che il Product Goal è stato raggiunto. Altrimenti usiamo i dati per capire per quale ragione non abbiamo superato queste soglie. Miglioramento/adattamento continuo.

Riprendendo Evidence Based Management, per il nostro sito (prodotto), la situazione (approssimativa) è la seguente:

  • Current Value (medio): articoli e risorse scaricabili gratuite che permettono di capire e sperimentare Scrum Professionale. Possiamo fare meglio. Ce lo dicono gli indicatori in termini di visite e lettura degli articoli.
  • Unrealized Value (alto): tanti esperimenti nel cassetto che non sviluppiamo. Ce lo dicono le richieste delle persone che formiamo, i manager con cui discutiamo, ecc… Qui si possono creare business plans per ottenere finanziamenti o investitori e far crescere il prodotto.
  • Capacity to Innovate (basso): siamo molto focalizzati sul delivery di formazioni e coaching. L’innovazione è poca ed è uno dei nostri punti deboli. Qui puoi avere un’idea degli investimenti necessari per ricerca e sviluppo per il prodotto.
  • Time to Market (basso): siamo bravi ad andare dall’idea alla produzione. Un nuovo articolo del blog in tre giorni è pensato, scritto e pubblicato. Abbiamo altri indicatori di questo tipo per podcast e video che ci aiutano a capire che sotto questo aspetto non abbiamo bisogno di miglioramento. Fra le altre cose, qui si capisce quanto focus c’è in nello sviluppo del prodotto.

Essendo coscienti delle aree meno performanti, abbiamo deciso di investire nell’Unrealized Value.

Forse hai notato che ultimamente stiamo facendo qualche piccola modifica al sito. Per esempio la possibilità di registrarsi per accedere a contenuto scaricabile, oppure nuove proposte di valore come Scrum in Pratica – Team (re)startup. Questi sono tutti esperimenti che fanno parte di una strategia e ci permettono di capire meglio ciò che i visitatori considerano come valore.

Misurare gli obiettivi in Scrum
Misurare gli obiettivi

Per esempio, il mese scorso, solamente 3 persone si sono iscritte al sito per scaricare il modello per definire gli obiettivi, presente nell’articolo Gli obiettivi in Scrum. La nostra soglia era 10 download in un mese. Il prodotto ci dice che l’obiettivo non è stato raggiunto. Perché? Lo capiremo (forse) con altri esperimenti… oppure puoi dirmelo nei commenti 😚…

Altro esempio… la nuova proposta di valore Scrum in Pratica – Team (re)startup ci ha permesso di acquisire un nuovo cliente, per il quale la proposta è semplicemente perfetta. E questo dopo nemmeno un mese dalla pubblicazione dell’idea. In questo caso l’obiettivo è stato raggiunto molto prima di quello che ci aspettavamo ed è un ottimo esempio di interazione fra prodotti (sito web e formazioni).

Così abbiamo confermato la nostra idea di Unrealized Value, sperimentando. L’intuizione c’era, non la certezza. Questa è stata acquisita grazie al fatto che l’acquisto della proposta di valore è effettivamente avvenuta.

Fra qualche settimana, quindi, questa proposta passerà dall’unrealized value al current value e potremmo dire di aver migliorato entrambi perché l’unrealized value diminuisce e il current value aumenta. E qui capiamo quanto le cose sono sempre in movimento, non c’è nulla di statico.

Tutto molto logico, ma bisogna pensarci e distaccarsi dalla mania che abbiamo di concentrarsi maggiormente sull’esecuzione. Non è finita, tutto questo non lo facciamo esclusivamente per creare valore… qualcun altro ci deve guadagnare. A meno che non ti piaccia lavorare per la gloria 🏆.

Misurare gli obiettivi in Scrum e L’impatto per l’azienda

Ragionare in termini di obiettivi, da raggiungere attraverso un prodotto, permette da un lato di creare valore per l’utilizzatore e dall’altro ha un impatto per l’azienda. Questo impatto può prendere diverse forme: aumento dei guadagni, maggiore notorietà, ecc.

Prendiamo l’esempio del sito web Collective Genius: sappiamo che creiamo valore perché il numero di abbonati aumenta costantemente, certo contenuto è scaricato, il numero di visite su certe pagine ci fa capire gli argomenti da trattare in priorità, ecc. La conseguenza per noi, è un aumento della notorietà nell’arena dell’agile, più partecipanti in formazione e quindi ricavi costanti (o in aumento).

Qui si capisce quanto importante sia collaborare per capire quali sono gli obiettivi aziendali, per poterli raggiungere grazie ai nostri prodotti. Per questo dirigenza e Product Owners dovrebbero lavorare insieme per ottimizzare l’impatto che i prodotti hanno sull’azienda… ma questo è un altro discorso, che magari farò in un futuro articolo.

Conclusioni

L’agilità non vuol dire fare tutto subito e velocemente, bensì strategia e validazione costante tramite feedback quantificabile. Misurare gli obiettivi in Scrum permette di imparare e capire se le energie ed il denaro spesi stanno effettivamente creando valore o meno.

Attenzione quindi all’effetto cobra, perché avere obiettivi fissi potrebbe portarti a non massimizzare il valore creato e, nel peggiore dei casi, al disastro.

Per continuare ad imparare

Unlocking Business Agility with Evidence Based Management
Professional Agile Leadership - EBM
Gli obiettivi in Scrum

Gli obiettivi in Scrum

Gli obiettivi in Scrum

Tabella dei Contenuti

Gli obiettivi in Scrum

Saper fissare gli obiettivi in Scrum è un elemento chiave per massimizzare il valore rilasciato agli utenti del prodotto.

Alla fine di questo articolo saprai che cos’è un Product Goal ed uno Sprint Goal, come usarli per aumentare il focus, l’autonomia e controllare i rischi di uno Scrum Team.

Uno degli aspetti fondamentali dello sviluppo empirico di prodotti è quello di far emergere le soluzioni a problemi identificati. Per farlo, un’obiettivo chiaro permette di cambiare il focus dalle “esigenze da sviluppare” (spesso senza sapere realmente il perché) a un risultato che si vuole ottenere per gli utenti del prodotto (senza che le funzionalità per farlo siano tutte previste in anticipo).

Uno Scrum Master ha la responsabilità di far capire questo concetto allo Scrum Team ed all’azienda. Vediamo un modo di fare…

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Gli obiettivi in Scrum – il Product Goal

Il Product Goal è l’obiettivo a medio termine in Scrum, definito dal Product Owner, permette di fare un passo in più verso la visione del prodotto.

Questo è un “commitment” in Scrum, il che significa che tutto lo Scrum Team si impegna a raggiungerlo contribuendo con le proprie competenze.

Quando un Product Goal è raggiunto, se ne crea uno nuovo. Ovvero non possono esistere due (o più) Product Goal in parallelo.

 

Gestione del Product Backlog: Guida per Scrum Team
Clicca l'immagine per ascoltare l'episodio del podcast

Gli obiettivi in Scrum – lo Sprint Goal

Lo Sprint Goal è l’obiettivo a corto termine, definito dallo Scrum Team, che permette di fare un passo in più verso il raggiungimento del Product Goal

Anche questo è un “commitment” in Scrum, l’unica cosa che non può cambiare durante uno Sprint. Se lo Sprint Goal diventa obsoleto, allora il Product Owner può decidere di annullare lo Sprint e ricominciare con un nuovo Sprint Goal (caso molto raro).

Pianificazione Sprint in Scrum
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Esempi di obiettivi

Per capire meglio ecco degli esempi di Product Goal e Sprint Goal che considero corretti. Propongo diversi esempi di Sprint Goal per uno stesso Product Goal, l’ordine è completamente casuale.

Da questi esempi si possono evincere diverse cose:

    • Il Product Goal è raggiungibile con una serie di Sprint
    • C’è una coerenza fra Product Goal e Sprint Goal
    • Lo Sprint Goal è un esperimento che lo Scrum Team vuole fare, non una lista di features da implementare
    • I Goal in Scrum forniscono una direzione, non il dettaglio del lavoro da fare
    • I Goal in Scrum motivano il team a trovare soluzioni a problemi complessi
    • I Goal devono essere ambiziosi. Se avete la certezza che il goal sarà raggiunto alla fine dello Sprint, chiedetevi come potete renderlo più ambizioso
    • I Goal servono a controllare i rischi, in quanto ci aiutano a capire cosa siamo capaci di fare e cosa no. Ma anche a capire cosa ci manca per raggiungere un goal.
    • I Goal motivano le persone a dare il meglio di se per contribuire alla riuscita! Capisco che la mia competenza ha un senso ed è utile a ciò che stiamo facendo. So che da solo non potrei fare quello che stiamo facendo insieme!

Roadmap e obiettivi

Il Product Goal può essere utile per dare una visione del futuro, una roadmap da condividere con gli stakeholders.

Se il Product Owner attualmente non è capace di fornire trasparenza sulla sua strategia, allora lo Scrum Master può intervenire per aiutarlo.

Detto questo, bisogna fare attenzione a come si comunica una roadmap, in quanto l’approccio empirico di Scrum abbraccia il cambiamento e rende il futuro non (totalmente) prevedibile.

Per aiutare i Product Owner, uso spesso una versione adattata del modello di Roadmap che trovi sul sito The Product Manager di Roman Pichler (una referenza).

Gli obiettivi in Scrum - Esempio di Roadmap

Scarica il modello di Roadmap

Per aiutarti a progredire nell’utilizzo di obiettivi e roadmap, ho creato un modello ed un esempio che puoi usare nel tuo contesto lavorativo. Fammi sapere se ti è stato utile nei commenti! 

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Conclusioni

Avere degli obiettivi comprensibili da tutti, ispiranti e trasparenti è un passo fondamentale verso la business agility.

Se è difficile trovare un solo Product Goal e un solo Sprint Goal per Sprint, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va a livello di definizione del prodotto. Oppure che il lavoro è talmente orientato all’implementazione di una serie di task non coerenti gli uni con gli altri che la definizione di un obiettivo diventa praticamente impossibile.

Se questo è il caso tuo, capire come funziona Scrum e quali sono le responsabilità di un Product Owner in Scrum è un buon primo passo.